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Livellamento delle accise sul gasolio e benzina: speranza o miraggio?
Dal 2025 cambia tutto: aumentano le accise sul gasolio e calano quelle sulla benzina. Ma davvero vedremo un beneficio o è solo un altro miraggio fiscale? Scopri cosa succederà ai prezzi del carburante nei prossimi anni.
Se c’è una cosa che gli italiani hanno in comune, oltre alla passione per il calcio e l’arte dell’arrangiarsi, è la rassegnazione di fronte ai prezzi dei carburanti.
Basta dare un’occhiata ai distributori nel Lazio: gasolio a 1,719 euro al litro, benzina a 1,815 euro.
Roba da far tremare anche i più stoici tra gli automobilisti. Ma attenzione, c’è una novità all’orizzonte: a partire dal 2025, il governo ha deciso di mettere mano alle accise, aumentando quelle sul gasolio e abbassando quelle sulla benzina. Una buona notizia? Dipende dai punti di vista.
L’operazione riequilibrio: come funzionerà?
L’idea è semplice: oggi le accise sulla benzina sono più alte di quelle sul gasolio (0,7284 euro al litro contro 0,6174).
Questo divario, secondo Bruxelles, non ha più senso di esistere, visto che il gasolio inquina di più e quindi andrebbe tassato allo stesso modo, se non di più.
Ecco allora il piano: da qui al 2030, le accise sul gasolio saliranno di un centesimo all’anno, mentre quelle sulla benzina scenderanno nella stessa misura. L’obiettivo? Portarle entrambe allo stesso livello entro la fine del decennio.
Più tasse sul gasolio, meno sulla benzina: chi ci guadagna?
A prima vista, i guidatori di auto a benzina potrebbero festeggiare, anche se abbassare l’accisa di un centesimo all’anno equivale a una dieta che promette di farti dimagrire un grammo al mese: forse efficace nel lungo periodo, ma poco esaltante nel breve.
D’altra parte, per chi usa il diesel, la notizia non suona altrettanto bene.
E chi guida un’ibrida? Beh, loro possono guardare il tutto con una certa superiorità morale.
Dove finiranno questi soldi?
Ovviamente, il governo non fa nulla per caso. I proventi dell’aumento delle accise sul gasolio andranno principalmente al trasporto pubblico locale.
Si parla di circa 100 milioni di euro in più il primo anno, 200 il secondo e fino a 500 milioni entro cinque anni. La speranza è che questi soldi servano per migliorare bus e treni, ma considerando le esperienze passate, è difficile non chiedersi se alla fine il cittadino vedrà un reale miglioramento o se tutto finirà in una burocrazia senza fondo.
E l’ambiente?
Dietro questa mossa c’è anche una motivazione green.
L’Unione Europea spinge da tempo per una revisione della fiscalità sui carburanti, con l’obiettivo di disincentivare il diesel, considerato più inquinante.
In teoria, il rincaro del gasolio dovrebbe portare a una riduzione del suo consumo e a un maggiore utilizzo di mezzi più ecologici. In pratica, gli italiani potrebbero semplicemente arrendersi all’ennesimo rincaro e continuare a usare l’auto, perché l’alternativa spesso non è praticabile.
Le prospettive: sogno o realtà?
L’idea di un riequilibrio fiscale tra i due carburanti ha una sua logica, ma resta il dubbio: con i prezzi dei carburanti che oscillano selvaggiamente, il centesimo di riduzione sulla benzina e quello di aumento sul diesel avranno davvero un impatto percepibile? Oppure è solo un esercizio di contabilità fiscale che lascerà gli automobilisti con la stessa sensazione di sempre: quella di pagare tanto e non vedere mai i benefici?
In definitiva, mentre attendiamo il 2030 per vedere se questo livellamento si tradurrà davvero in un sollievo per le nostre tasche, una cosa è certa: il pieno continuerà a farci venire un brivido, sia che guidi un’auto a benzina, a gasolio o anche un monopattino elettrico (perché l’energia non è mica gratis!).
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